Comune di Stenico

E DI STENICO
COMUN

Stenico nella Storia

Per gentile concessione del circolo culturale
“Stenico 80 G. Zorzi”
Giovanni Sicheri e Marco Sottopietra

IL NOME DI STENICO
Il nome “Stenico” ha origini remote. Sembra derivi dalla popolazione degli “Stones”, popolo reto-etrusco, stanziato nelle Valli Giudicarie. Di questo parlano Orosio, Strabone, Plinio il Vecchio e Tito Livio. Questa ipotesi è confermata dagli scavi archeologici effettuati ai Calféri di Stenico negli anni 1978 – 81, dove è stata riscontrata una marcata presenza di reperti in ceramica e in bronzo del periodo retico, sovrapposti a uno strato più antico riferibile all’età del bronzo medio.

I ROMANI
I Romani giunsero nelle Giudicarie attorno al 118 a.C. Sono numerose le testimonianze della presenza romana nella Valle (lapidi, monete, macina da molino, epigrafi votive, resti di mura, are, anfore, tegoloni in cotto). Gradatamente si impone la lingua latina (restano tuttavia toponimi di radice gallica o preromana). I Romani posero presidi militari sicuramente a Vigo Lomaso ed a Stenico. Porzioni di terra furono assegnate ai veterani, che dovevano coltivarle. Alcuni prediali latini presenti nella toponomastica locale attestano la presenza romana (Lisan, Limandòs, Seméde,Limarò, Villa, Còntra).

I PRIMI MISSIONARI CRISTIANI
Intorno all’anno 400 d.C. giunsero in Valle i primi missionari cristiani, passando per Stenico sulla Via Saxarum. Il Vescovo di Trento Vigilio evangelizzò personalmente la Rendena, che era rimasta nell’idolatria, dove egli trovò il martirio. Lungo il suo percorso sorsero le prime cappelle cristiane, fra cui anche quella di Stenico, da sempre dedicata a S.Vigilio.

LA PIEVE
Il cristianesimo fu un fattore che unificò le varie etnie presenti nelle Giudicarie. Il popolo trovò in esso dignità e saldi punti di riferimento. In questo periodo sorsero le Pievi (da plebs = popolo),vivaci comunità di fedeli che erano contemporaneamente circoscrizioni amministrative del territorio con esazione delle decime e mercato e circoscrizioni religiose con edificio di culto, battistero, cimitero, canonica. Nelle Giudicarie sorsero tre Pievi: Lomaso, Bleggio e Banale. Il territorio della Pieve del Banale si estendeva da Stenico fino ad Andalo, Ranzo e Margone ed era composto da beni divisi ed indivisi. In particolare i monti venivano goduti collettivamente dalle singole Comunità. La Pieve di Banale, con sede a Tavodo, a sua volta era divisa in due mezze Pievi, quella verso Castel Stenico e quella verso Castel Mani. L’Assemblea generale dei capifamiglia della mezza Pieve verso Castel Stenico si teneva a Premione, presso il Dòs de la crós. La spartizione del territorio avvenne gradatamente all’epoca longobarda e franca e poi continuò con il feudalesimo.

IL CASTELLO DI STENICO
Sorsero i primi castelli al posto degli antichi castellieri e divennero le roccaforti di alcune potenti famiglie presenti in Valle (Castel Mani, Castel Spine, Castel Campo, Castel Stenico e più tardi (1265) Castel Restòr).
Castel Stenico sorse verso la metà del XII secolo, in parte su proprietà della Comunità locale e in parte su proprietà del Vescovo. Il Vescovo, essendo Principe territoriale di tutto il Principato di Trento, a seguito della donazione dell’Imperatore Corrado il Salico, affidò il Castello, assieme ad altri suoi feudi, a Bozone di Stenico ed alla sua famiglia nel 1163.

BOZONE E LA SUA FAMIGLIA
Bozone è stato un personaggio di notevole importanza all’interno del Principato Vescovile per circa 40 anni. Egli era un nobile di rango cavalleresco, vassallo dei Conti di Appiano e contemporaneamente feudatario del Vescovo di Trento. A Bozone subentrarono il figlio Alberto, poi il nipote Pellegrino ed infine discendenti indiretti (Nicolò di Stenico (1237) ed Ugolino di Stenico (1271). Questo è un periodo tormentato a causa delle lotte di potere fra il PrincipatoVescovile e l’Impero, ossia fra Guelfi e Ghibellini. I Vescovi di Trento, che erano stati spodestati dell’autorità temporale dai Conti di Tirolo, riuscirono ad affermare i loro diritti solo nel 1301, riconquistando Castel Stenico con il Vescovo Filippo Buonaccolsi, mantovano, che l’anno successivo vi nominò suoi capitani e amministratori di fiducia, che da quel momento si succedettero regolarmente nel governo delle Giudicarie fino alla fine del Principato Vescovile (1803).
Il capitano veniva coadiuvato da collaboratori quali il massaro, il vicario, notai e funzionari con varie mansioni. Il capitano era competente per le cause criminali e per quelle civili in appello. Con il 1522 Bernardo Clesio stabilì un Vicario a Tione per le cause civili di prima istanza.
Dal 1808 Castel Stenico divenne sede di un giudizio distrettuale, soggetto al capitanato di Rovereto, e dal 1868 a quello di Tione. Nel frattempo ai Giudizi erano subentrate le Preture. Castel Stenico rimase sede di Pretura fino al 1931.

LA REGOLA
Già dal 1400 la Comunità di Stenico si era data un proprio Statuto o Regola scritta, formata da vari capitoli (80 antichi più altri 36 nuovi del 1749), per la buona amministrazione dei beni comuni, costituiti dal Monte Valandro, dalla Val d’Agola e dalla Val d’Algone con i boschi, i pascoli e le malghe. Con queste norme la Comunità mirava ad una equa distribuzione delle risorse, alla conservazione del patrimonio, a prevenire danni causati da furti, sconfinamenti, abusi, incendi, a garantire la viabilità, l’approvvigionamento idrico, il servizio religioso, la salvaguardia dei diritti civili ed il buon funzionamento dell’amministrazione comunale.
In seguito alla fine del potere temporale dei Vescovi (1803) le Regole vennero abolite e sostituite da nuove normative emanate dai governi succedutisi in quell’epoca.

LA COMUNE GENERALE VERSO CASTEL STENICO
Dopo la restaurazione del Governo austriaco, nel 1822, vennero istituite nel Banale due Comuni generali, denominate Comune di Banale verso Castel Stenico e Comune di Banale verso Castel Mani. La Comune generale verso Castel Stenico era formata dai Comuni di Stenico, Premione, Villa Banale, Seo, Sclemo e Tavodo. Ogni singola Comunità era indipendente per la propria amministrazione, ma unita a tutte le altre per i problemi generali.
Ognuna delle due Comunità generali aveva il suo capocomune, due deputati, un attuario ed un ricevitore (esattore) comunale. Questo stato di cose durò fino al 1867, quando furono istituiti i Comuni autonomi ed indipendenti. Con il 1928 al Comune di Stenico vennero uniti i Comuni di Seo, Sclemo, Premione e Villa Banale.

ECONOMIA
Il Comune di Stenico ha subito, nell’ultimo secolo, un costante calo demografico per la mancanza di lavoro che ha dato origine ad una massiccia emigrazione verso l’America ed il Nord Europa. Essa era stata preparata anche da una serie di fenomeni negativi succedutisi alla fine del XIX secolo, quali le malattie del baco da seta e della vite, annate sfavorevoli all’agricoltura, incendi, la chiusura della Fabbrica del vetro di Val d’Algone, le barriere doganali imposte dall’Austria, e non ultimo il fatto della nuova viabilità che, snodandosi sul fondo valle, aveva lasciato isolato tutto il Comune di Stenico.
Fino a qualche decennio fa l’allevamento del bestiame era della massima importanza. Il foraggio per lo più veniva prodotto nei prati del Monte Valandro, poiché la campagna antistante a Stenico era coltivata a viti, cereali e piante da frutto.
Il Comune di Stenico possedeva quattro malghe.
L’artigianato era fiorente soprattutto nella Valle dei Molini, dove erano attivi sei molini, due segherie, una conceria, due officine da fabbro, anticamente anche due folloni, una falegnameria, un forno del ferro ed una fabbrica di chiodi.
Importante fu l’allevamento del baco da seta dal secolo XVII in avanti. Fiorente fu pure la vetreria della Val d’Algone che dava lavoro a numerose famiglie anche del Comune di Stenico.
All’inizio del ‘900 sorsero varie forme di cooperazione, fra cui il Consorzio elettrico di Stenico fondato nel 1905.
Sul territorio di Stenico sorgono le Terme di Comano, volano economico per tutta la Valle, che assicurano lavoro anche agli abitanti del Comune di Stenico.
Nel 1999 venne istituito dal Parco Adamello-Brenta l’Orto botanico di Stenico, con sede nell’edificio dell’ex bersaglio, che attira numerosi turisti.
Il Castello di Stenico, attualmente di proprietà della Provincia Autonoma di Trento, ristrutturato ed arredato, è costante meta di visitatori, soprattutto scolaresche e viene usato per varie manifestazioni culturali: mostre, concerti e rappresentazioni.